Il Santuario della Madonna di Canneto sorge nel cuore del parco Nazionale d’Abruzzo, a m. 1020 s.l.m., alle falde del sottogruppo montano del Meta, dove sgorgano freschissime le acque del Melfa, nell'amena e pittoresca valle omonima.
Una chiostra di monti e di faggete, dominate sullo sfondo dal gruppo della Camosciara, fa da splendida cornice all'antico e nuovo tempio.
Vi si accede da Settefrati attraverso una strada panoramica, che, salendo a quota 1147 s.l.m. (Passo della Rocca), ridiscende fino all'ampio piazzale del Santuario, in un fantastico scenario di vertiginose vette e di selve, che si rinnova ad ogni svolta.
Da marzo a novembre comitive di devoti vi si recano a venerare l'antico simulacro della Madonna Bruna. Molto celebre la festa di S. Anna (26 luglio).
Tuttavia le manifestazioni religiose più solenni hanno luogo ogni anno dal 18 al 22 agosto.
Il primo documento attendibile, che fa esplicita menzione di una Chiesa dedicata a Maria SS. ma di Canneto nella Valle di Canneto, è dell'anno 819 (Bolla di Pasquale I ) e si rinviene nel “Chronicon” del Monastero di S. Vincenzo al Volturno, la grande abbazia benedettina che fiorì agli inizi del secolo VIII alle sorgenti del Volturno nella pianura di Rocchetta, poco al di sotto del massiccio del Meta, dove tuttora sorge il complesso abbaziale.
Nel 1288 alla Chiesa di Canneto risultava annesso un monastero di fondazione benedettina con una regolare comunità presieduta dall'Abate e dotata di benefici ecclesiastici, su cui gravava una pensione annua in favore della Mensa Vescovile di Sora.
Nel 1392, dalle fonti archivistiche conosciamo i nomi dei religiosi: l'abate Fr. Giacomo, di Angelo, Fr. Biagio Macerelle, Fr. Nicola e Fr. Biagio di Stefano. Ma a quell'epoca i monaci non dimoravano più a Canneto, bensì in un borgo di Settefrati, dal quale continuavano ad officiare il Santuario. Il monastero, definitivamente abbandonato, non sarà più ricostruito.
Il 25 novembre 1475, i Cardinali Bartolomeo di S. Clemente e Giuliano di S. Pietro in Vincoli, il quale ultimo diventerà papa Giulio II, concedevano alla chiesa una indulgenza di 100 giorni da potersi lucrare nelle feste dell'Assunzione, dell'Ottava, della Natività della vergine e di S. Giovanni Battista, e della dedicazione della Chiesa.
Da quest'epoca alla prepositura di Canneto si avvicendarono abati prevalentemente commendatari i quali godevano i frutti del beneficio, senza obbligo di resistenza. L'abuso, che è una delle piaghe secolari della Chiesa, sarà definitivamente sradicato dal Concilio di Trento ( 1545-63). Ecco i nomi di alcuni di questi investiti: Francesco De Volpinis (1475); D. Giacomo Di Veroli (1477); D. Inico De Mamayona, spagnolo (1477 in poi ); D. Federico De Manlion, spagnolo (1530-1533), che certamente risiedette a Settefrati; D. Angelo di Castel di Sangro, “ad interim”, che poi divenne per tre volte Abate di Montecassino; D. Tiberio Sipirando di Settefrati, “ad interim”; D. Pompilio Naro, romano (1533-1568); D. Pietro de Tutinellis di Atina (novembre 1568); D. Marco Antonio De Florentis di Perugia (dicembre 1568-1572).
Soggetta all'abbazia di Montecassino fin dalla seconda metà del sec. XIII, la Chiesa di Canneto, negli anni susseguenti alla fine del Concilio di Trento, fu dal vescovo sorano Tommaso Gigli (1561-1577) unita con tutti i sui beni al Seminario di Sora, al quale rimase affidata per ben quattro secoli fino ai nostri giorni.
Dal 1972, a motivo del suo sviluppo spirituale verificatosi specie nell'ultimo decennio, ha assunto direzione ed amministrazione propria.
Già dal 1288 la Chiesa risultava di beni terrieri, i quali formarono un patrimonio fondiario, che andò nei secoli sotto il titolo “Beneficio della Cappella di S. Maria di Canneto”
I fedeli furono verso la Madonna sempre più generosi di donazioni al punto che la Cappella, iscritta al trasporto art. 74, alla vigilia delle spoliazioni ecclesiastiche (1877), aveva in carico la seguente consistenza catastale: tomoli 166 e canne 28 di terra.
La Chiesa
E' attestata fin dall'inizio del sec. IX. Ha subito nel corso dei secoli rifacimenti ed ampliamenti vari, onde resta impossibile individuare il nucleo primitivo ed originale: forse il portico centrale.
Nel 1288 vi sorgeva vicino un monastero benedettino.
Nel 1475, per invogliare i fedeli a rivisitarla e a concorrere alle spese del restauro, fu dalla S. Sede indulgenziata per alcune ricorrenze liturgiche.
Nel 1574, lo storico Giulio Prudenzio di Alvito, così ce la descrive: “Vi è una Chiesa che se li dice S. Maria di Candito, ben fabbricata et con buone stantie; è luoco molto atto alla solitudine per uno eremita. Se visita spesso et devotamente da convicini, et vi sono assai sante reliquie, con un pezzetto di legno della Santissima Croce, dove il nostro Redentore fu chiovato e morì per noi”.
Nel 1693 appare il nome del primo benefattore: Cristoforo Bartolomucci di Picinisco, il quale, per grazia ricevuta, fece eseguire sull'altare di centro un artistica nicchia policroma alla Madonna.
Nel 1857 iniziarono i restauri che diedero successivamente al tempio di Maria la fisionomia dei nostri tempi. In quell'epoca la Chiesa era a tre navate con volte a pietra, a tre uscite e portico sul davanti. All'interno: due altari; su quello di destra troneggiava l'urna della Madonna in legno intagliato e chiusa da cristalli, dono dei devoti di Roccasecca e di Caprile.
Il restauro fu fatto a spese soprattutto di Ferdinando II, re di Napoli, e del popolo Settefratese, come attestava l'epigrafe apposta all'ingresso centrale della Chiesa prima dell'odierna costruzione.
Tra il 1821 e il 1849 il tempio fu ulteriormente ampliato, incorporando i due portici che si aprivano sui laterali, come sviluppo e continuazione di quello posto sul fronte della Chiesa.
Pure in quegli anni, ad opera della grande eremita di Canneto Agnese Massarella, fu costruita la casa del Pellegrino.
Dal 1921 al 1923 fu realizzata la facciata in pietra da taglio e sistemato il piazzale antistante.
Dal 1951 al 1968 sono state eseguite le seguenti opere: prolungamento della Chiesa con la costruzione della nuova abside e sacrestia nel seminterrato (Progetto dell'Ing. Terenzio di Settefrati); trono marmoreo della Madonna (Disegno del Prof. Capocci di Settefrati ); balaustra in marmo; impianto elettrico.
La nuova Chiesa
Dal 1968 in poi si perseguì un unico obiettivo: portare a termine il restauro, cercando di riarmonizzare parte nuova e vecchia della Chiesa.
Ma, dopo vari tentativi progettuali, ultimo quello dell’arch. Mauti di Veroli, con la venuta del nuovo vescovo di Sora mons. Minchiatti, si optò per la soluzione radicale: dare a Canneto una nuova Chiesa.
Il 2 dicembre 1973 il Consiglio di Amministrazione di Canneto bandiva un concorso fra architetti ed ingegneri delle regioni Lazio, Campania, Abruzzo e Molise per un progetto di massima del nuovo Santuario con la conservazione dell'antica facciata e del nartece.
Il concorso, dopo alterne vicende, si chiudeva il 15 febbraio 1975 con la presentazione di ben 36 progetti. Nel maggio successivo la Commissione giudicatrice, formata dai rappresentanti degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, nonché dei vari enti interessati, procedeva alla selezione degli elaborati e a conclusione dei suoi lavori presentava due progetti meritevoli al Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta sceglieva quello contrassegnato con la sigla: “1963 –Rinnovamento – 1975” dell'ing. Paolo Garroni di Roma.
Nell'agosto del 1975 si trasmetteva il progetto esecutivo alla Soprintendenza ai monumenti per il Lazio, la quale solo il 7 novembre 1977 rilasciava il suo benestare per l'esecuzione dell'opera.
La statua della Madonna e tutta l'organizzazione del Santuario trovarono ospitalità nella vicina Casa salesiana.
Nel novembre 1981 la struttura generale della Chiesa era ultimata. Mancavano le rifiniture: tramezzi, infissi, vetrate ed impianti vari.
Dal vecchio edificio, provato dal tempo e dai terremoti, era sorto un nuovo vasto complesso che comprendeva la Chiesa propriamente detta e la cripta, un sottocorpo ampio quanto il tempio soprastante.