La natura splendida e incontaminata del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise costituisce la sua più grande attrattiva insieme alla festa della Madonna del Canneto (21 e 22 agosto), in occasione della quale si registra un notevole afflusso di visitatori provenienti anche dall'Abruzzo e dal Molise: il nutrito calendario dei festeggiamenti in onore della Vergine comprende, tra l'altro, una solenne processione notturna tra il santuario e le sorgenti del fiume Melfa, la "Sagra delle quattro regioni e dei cento paesi", quella delle "sagne" e fagioli nonché il premio di pittura intitolato a Libero de Libero.
Affollatissima è anche la sagra della polenta, che ha luogo in gennaio in località Pietrafitta.
La festa del Patrono Santo Stefano si celebra il 26 dicembre.
Ha dato i natali a frate Alberico, mistico vissuto nel XII secolo: secondo alcuni studiosi le sue visioni sull'inferno, il purgatorio e il paradiso, trascritte nel 1127 su pergamena, fornirono a Dante Alighieri lo spunto per la Divina Commedia.
Cenni Storici
Il territorio di Settefrati fu certamente abitato Fin dalle epoche più remote.
Secondo la tradizione locale il proprio nome si farebbe derivare dai sette fratelli-figli di S, Felicita, martiri nel 164 d.C., fin dall'antichità punto di passaggio obbligato per i popoli guerrieri che sì recavano ad offrire sacrifici alla dea delle acque.
Nel sec. IX il territorio, secondo un documento imperiale, passa sotto l'influenza dell'abbazia di S. Lorenzo al Volturno.
Per far fronte alle scorrerie saracene la Val Comino si ricoprì di castelli, tra i quali quello di Settefrati, citato per la prima volta nel 983, Insieme al "Castrum" venne forse edificata una Chiesa dei Sette Fratelli, ora inglobata in un edificio sito in Piazza A. Fanoni.
Nel 1012 Settefrati era già un gastaldato. E’ di Settefrati il monaco Alberico Anserici (1101-1154), dalla cui visione Dante Alighieri trasse gran parte della propria ispirazione per la Divina Commedia.
Nel sec. XII divenne feudo di Landolfo d'Aquino che lo unì alla propria baronia di Alvito.
Negli ultimi decenni del sec. XII, segnati dall'alternarsi di nobili francesi, angioini, iniziava il pellegrinaggio presso la chiesa della Madonna di Canneto.
L'alba del XIV trova i d'Aquino all'arrembaggio dei tenitori cominesi. A seguito di matrimoni ed alla morte dell'ultimo conte d'Aquino durante il terremoto del 1349, ai d'Aquino succedettero i Cantelmo che dominarono la contea di Alvito, poi divenuta ducato, cui anche Settefrati apparteneva.
Centro minerario per il regno borbonico fino alla sua caduta.