Notevole attrattiva esercita la splendida oasi naturalistica "La selva", tradizionale meta di escursioni e scampagnate: il fascino dei suoi numerosi laghetti e la presenza di animali esotici, in particolare uccelli, la rendono straordinariamente suggestiva.
Tra le manifestazioni che contribuiscono a mantenere vivi i contatti con l'esterno figurano la festa della primavera (aprile-maggio) e, in estate, la fiera dell'Assunzione, la sagra delle pesche (fine agosto) e gli interessanti eventi che compongono il programma dell"'Agosto palianese".
La festa del Patrono Sant'Andrea si celebra il 30 novembre; per l'occasione si svolge anche una fiera.
Visitiamo Paliano …
Su di un colle (475mt s.l.m), alle pendici dei Monti Prenestini ed Ernici, in posizione strategicamente dominante sulla Valle del Sacco, sorge Paliano, circondato da un verdeggiante paesaggio collinare, solcato da diversi corsi d'acqua affluenti del fiume Sacco, e ricoperto in parte da boschi di quercia, uliveti e vigne.
Il toponimo deriva probabilmente dalla Massa Pulliani, un'estesa unità agricolo-amministrativa già citata nel Patrimonio Labicano dei pontefici romani nell'VIII secolo d.C., incastellata sull'attuale collina intorno all'XI sec.
I primi insediamenti nel territorio risalgono però al Neolitico Superiore e all'Età del Bronzo iniziale (XVII – X sec. a.C.). Abitato, poi, dagli antichi popoli Ernici, Latini e Romani, tra il IV e il I sec. a.C.
I primi documenti storici in cui si parla del Castellum Pallianus sono dell'XI secolo, e riguardano alcuni atti di donazione fatti all'Abbazia di Subiaco. Distrutto e incendiato dalle milizie del Senato Romano, nel 1184, durante la guerra di Tuscolo, Paliano risorse grazie agli aiuti di Papa Onorio III e di Papa Gregorio IX, che lo acquistò e fortificò a proprie spese a a proprio vantaggio, al pari di altre rocche pontificie. Nel 1234 venne incluso tra le Castellanie della Chiesa, a difesa dei territori meridionali dello Stato pontificio. A partire dal 1378 divenne Vicariato dei Conti di Segni-Valmontone, ancora per diretto interesse della Chiesa.
Il dominio della famiglia Colonna sul territorio di Paliano ha origine nel XIII secolo, ma la definitiva ufficializzazione avviene solo nel 1425, quando il Papa Martino V Colonna (1417-1431) investe i nipoti Antonio, Prospero e Odoardo del titolo di feudatari di Paliano. Da questo momento i Colonna lo conserveranno, sia pure con qualche intervallo dovuto alle confische da parte di altri pontefici. Eugenio IV nel 1436 riconcesse Paliano ai Conti, che lo tennero in vicariato fino al 1455, anno in cui ritornò in possesso dei Colonna, mentre Sisto IV lo fece assediare nel 1484. Alessandro VI Borgia lo occupò nel 1501.
Ascanio Colonna riottenne il castello soltanto nel 1528, in seguito alla pace che pose fine al conflitto tra i Colonna e gli Orsini sostenuti da Clemente VII Medici. Paliano cadde nuovamente nel 1541 per mano di Luigi Farnese, per conto di Paolo III. Restituito, alla morte del papa, al figlio di Ascanio, Marcantonio. Al 1556 risale la celebre contesa tra i Colonna, vassalli di Spagna, e Paolo IV Carafa, sorta anche a causa delle imponenti fortificazioni della rocca di Paliano.
La “Guerra di Campagna”, termina nel 1557 con la sconfitta del papato e, con la “pax spagnola” si discute dell'opportunità di neutralizzare o smantellare la rocca. L'anno successivo, in seguito alle suppliche di Marcantonio Colonna , Filippo II re di Spagna, concede di mantenere Paliano fortificata, a difesa della frontiera napoletana. Nel 1562 Pio IV reintegra nei feudi Marcantonio e, nel 1596, il nuovo pontefice Pio V Ghisleri lo nomina principe di Paliano, titolo reso trasmissibile per eredità primogenitale maschile.
Terminata la lunga storia dei conflitti fra Colonna e pontefici, Paliano visse un lungo periodo di pace, sviluppo e committenza, grazie all'opera di due principi mecenati, quali Filippo I e il cardinale Gerolamo. Il luogo, nel tempo, diventa sempre più una sicura e serena residenza campestre, dove i Signori, soprattutto nel '700, curano l'agricoltura e la caccia, festeggiano gli avvenimenti pubblici e privati.
Il feudo di Paliano fu di nuovo brevemente sottratto ai Colonna con l'avvento della Repubblica Romana, nel 1798, e poi nel periodo della dominazione napoleonica. Nell'estate del 1799, a seguito di una insorgenza, l'esercito francese attaccò ed espugnò Paliano, dopo tre giorni di assedio, saccheggiando la Fortezza, il Palazzo e la Collegiata e bruciando gli archivi comunali.
Solo nel 1816 i Colonna rinunciarono alle proprie prerogative feudali e Paliano, con la riorganizzazione dello Stato pontificio, divenne uno dei capoluoghi della Delegazione di Frosinone. Pochi anni dopo fu annesso al Regno d'Italia. I primi anni del '900 videro la nascita della Lega dei contadini, delle organizzazioni per l'affrancazione delle terre e delle lotte agrarie, ma furono anche gli anni dell'arrivo dell'energia elettrica e dell'acqua potabile, con la creazione del Consorzio Idroelettrico (dal 1954 AMEA) e della fondazione della Cassa Rurale che sono, ancora oggi, le più importanti realtà economiche della città. Il 1° gennaio 1927, Paliano entrò a far parte della nuova Provincia di Frosinone, istituita con decreto governativo.
Durante la seconda guerra mondiale Paliano subì l'occupazione tedesca e ingenti danni per i bombardamenti aerei. Il dopoguerra si aprì con la formazione, su decreto del Prefetto di Frosinone, della prima Giunta democratica nel gennaio 1945, che avviò l'opera di ricostruzione nel campo economico e sociale.
I Monumenti
Passeggiando tra le vie e le piazze del nucleo antico, si incontrano edifici e luoghi di pregevole interesse artistico e si potrà avere, così, una visione completa della città, alla riscoperta delle sue origini o delle vestigia del suo passato.
La Fortezza Colonna. Nel periodo 1554-1559 Marcantonio Colonna avvia una serie di lavori di adeguamento della rocca di Paliano, che ancora oggi sovrasta il centro urbano, secondo le nuove regole dell'architettura militare dell'epoca. Addossati alle vecchie mura medioevali vengono realizzati dei terrapieni rinforzati con bastioni a “coda di nibbio” capaci di resistere ai colpi delle artiglierie, secondo un progetto tradizionalmente attribuito al senese Giovanni Sallustio Peruzzi. Le vicende architettoniche si protrassero fino ai primi anni Settanta del Cinquecento e, una volta concluse le strutture principali, per volontà dello stesso Marcantonio, tornato vincitore dalla Battaglia di Lepanto (1571), furono decorati alcuni ambienti interni del nuovo edificio fortificato con un ciclo di affreschi che raffigurano il suo trionfale ingresso in Roma, dopo l'impresa. Attribuiti, per anni, a Federico Zuccari o alla sua scuola e, più tardi, a Pablo de Cespedees, solo di recente, agli affreschi della Sala del Capitano, dei due camerini attigui e della Loggia coperta, è stata data una attribuzione certa. Il personaggio che svolse un ruolo fondamentale nella realizzazione dell'intero ciclo, al quale Marcantonio affidò la responsabilità del progetto, fu il senese Triburzio Spannocchi (1541-1606), finora noto agli studi soltanto per la sua attività di architetto militare, prima al servizio dello stesso Marcantonio, e poi presso la corte spagnola. La documentazione raccolta attesta la partecipazione dello Spannocchi, all'impresa decorativa nel 1575, nella veste inedita di direttore del cantiere pittorico, affiancato da Paolo Veneziano di Tagliacozzo.
Nel 1844 la Fortezza di Paliano venne ceduta dai Colonna alla senta Sede che, dopo alcuni lavori di adattamento, la adibì a casa penale. Dal dopoguerra la struttura è stata carcere mandamentale e sanatorio e, alla fine degli anni '70 è stata trasformata in istituto penitenziario. Attualmente il suo aspetto esteriore è quasi integro, mentre all'interno sono tante le modifiche attuate dal 1844 in poi. E' possibile visitare le sale affrescate durante le giornate dedicate.
Le Mura Castellane circondano il nucleo antico della città, per un perimetro di 2,5 Km. Risalgono al periodo medievale ma sono state rinforzate e consolidate tra il '500 e il '700 con bastioni, baluardi, rivellini e garitte.
La Porta Romana, è una delle porte d'accesso alla città. Detta, nelle diverse epoche, Porta da' Basso, Porta S. Andrea, Porta del Piano e Porta de' Forastieri, è situata nel versante ovest.
La Porta Napoletana, detta anche porta del Colle, Porta del Macello, Porta de' Terrazzani e Porta Regnicola, sulla facciata conserva ancora le sedi che accoglievano le travature del ponte levatoio e le lapidi scalpellate dai francesi nel 1799.
La Porta Furba, verso est, protetta dalla naturale scarpata e ben nascosta, più che un ingresso, doveva essere un'uscita di sicurezza, per possibili fughe verso il Castello di Serrone.
Si affacciano su Piazza Marcantonio Colonna, la piazza principale della città, il Palazzo Ducale (o Palazzo Colonna), la Chiesa Collegiata di S. Andrea Apostolo e Palazzo Picchia.
Il Palazzo Ducale. Nel 1620 Filippo I Colonna avvia la costruzione del Palazzo di Famiglia a ridosso della Chiesa di S. Andrea, in un tratto di terreno adibito ad orto, cedutogli dal Capitolo della Collegiata. L'edificio, praticamente un monoblocco austero perpendicolare al lato sinistro della Chiesa, viene ampliato negli anni 1664-66 dal figlio di Filippo, il cardinale Gerolamo, con l'aggiunta di un'altra ala e trasformato in dimora aperta verso la vallata con un bellissimo cortile, porticato nei due lati corti, così come lo vediamo oggi. Per il suo intervento edilizio, Gerolamo si avvalse dell'architetto di famiglia, Antonio Del Grande (1625-1671) che, in accordo al suo stile, fece uso di materiali “poveri”, come il peperino, per connotare, anche da un punto di vista cromatico, gli elementi compositivi. Il Palazzo si è arricchito, negli anni, di opere d'arte e arredi preziosi trasferiti da altri luoghi. Interessante la Sala delle Armi, in cui sono conservati trofei di guerra tolti ai Turchi a Lepanto, armi antiche e ritratti di personaggi vari. Nei saloni del piano nobile, oltre ai dipinti di artisti italiani e spagnoli del XVII e XVIII secolo, si conserva un ritratto di Marcantonio Colonna di Scipione Pulzone e uno di Papa Martino V da ritenersi copia del Pisanello.
Nella cripta sotterranea, con accesso dal cortile, sono sepolti tutti i componenti della Famiglia Colonna, da Fabrizio, mortonel 1520 a don Aspreno, morto nel 1987. Sopra l'altare della Cappella funebre, è collocata la Resurrezione di Cristo e dei membri di Casa Colonna, copia di Pietro da Cortona.
La Chiesa Collegiata di S. Andrea. Fu costruita nel XVI secolo, per volere dei Colonna, su un edificio preesistente dedicato al Patrono, con una cripta privata per la famiglia committente. La Chiesa venne ampliata e trasformata in un seicentesco pantheon da Filippo I, con la realizzazione della Cappella Ducale, in collegamento con l'adiacente Palazzo e della Cappella di Zancati. Tra il 1644 e il 1666, durante l'epoca del Cardinale Girolamo, l'edificio subì, anche se nel rispetto e nella valorizzazione del preesistente, una completa rielaborazione progettuale ad opera dell'architetto Antonio Del Grande. Nel corso dei secoli successivi, soprattutto negli anni '30 del '900, la Chiesa è stata oggetto di numerosi interventi di rifacimento, che ne hanno alterato in parte l'aspetto originale. L'interno a pianta basilicale,diviso in tre navate, conserva tuttavia alcune interessanti opere d'arte che coprono un periodo che va dalla prima metà del '600 alla fine del '700. Al centro dell'abside in alto, sovrastante il coro ligneo, vi è lo straordinario dipinto ovale con il Martirio di S. Andrea, opera di Tommaso Conca (1734-1822), nipote del più famoso Sebastiano. L'opera fu commissionata, nel 1789, dal prevosto dell'epoca, un certo Trovalusci. Nell'ultimo altare della navata sinistra la tela Gesù bambino appare a S. Antonio da Padova, a S. Antonio Abate e a S. Francesco di Paola,opera di Stefano Pozzi (1699-1768) uno degli artisti privilegiati dai Colonna. Lungo la navata destra si può ammirare Il martirio di S. Caterina di Alessandria di Nicolò Ricciolini (1678-1763). Il dipinto fu commissionato nel 1760, in occasione dei festeggiamenti per la nascita di Filippo III Colonna. Nella cappella della navata destra è collocato un affresco con l'immagine della Madonna di Zancati,
rinvenuto l'8 settembre del 1630 nella chiesa del diruto Castello di Zancati.L'opera è stata attribuita, di recente, al pittore Petrus (un monaco o converso benedettino) artista di formazione tardogotica di scuola marchigiana, attivo nell'area di Subiaco nella seconda metà del '400. Le lunette laterali, sotto il lucernario della Cappella di Zancati, accolgono due dipinti raffiguranti La fuga in Egitto e Il Sogno di Giuseppe, attribuiti al pittore reatino Vincenzo Manenti (1600-1674). Nel secondo altare della navata destra, è collocata una tela che la tradizione orale attribuisce al Caravaggio. Si tratta del Noli me tangere, opera di pittore ignoto della metà del XVII secolo, forse allievo del Guercino. Degni di nota anche il terzo altare della navata destra, dedicato alla Confraternita del Gonfalone, realizzato con pregevoli marmi e con la bella figura del crocifisso ligneo risalente al XVII secolo, e la copertura della navata centrale , con soffitto di legno decorato con pitture a finto rilievo, opera di gusto barocco. E' del 1727 l'installazione del pregevole organo, opera di Cesare Catarinozzi di Affile, posto sul ballatoio, nella controparete della facciata principale.
Palazzo Picchia (XV secolo), antistante il Palazzo Ducale, è caratterizzato da eleganti portali e finestre in peperino nero.
La Chiesa di S. Anna, edificata nel XVIII secolo come ampliamento di un edificio preesistente, e conosciuta come Santa Maria della Neve (o santa Maria Nova) e poi Santa Maria della Frusta, era l'antica sede della Confraternita del Gonfalone, che gestiva l'annesso ospedale (l'attuale Centro Sociale Anziani). Nel 1772 vi fu costituita la Congregazione delle Pie Consorelle di S. Anna, da cui prese il nome. Elevata a parrocchia nel 1791 fu completamente ricostruita e ampliata nel 1938. Conserva nell'altare maggiore una tela di Andrea Sacchi (1599-1661) raffigurante S. Anna, Maria bambina e S. Gioacchino.
I Rioni
Sant'Andrea. E' quello che nel Cinquecento era il Rione Lo Piano e nasceva intorno alla Chiesa intitolata al Patrono di Paliano. Raggruppa, oggi, gli antichi Rioni, Piazza, Macello, Valle Pigna, Forte e Portella.
Colle. E' uno dei più antichi Rioni di Paliano, così chiamato perché si sviluppa attorno ad un'altura della città. E' menzionato in documenti del XVI secolo e nel 1820 era esteso fino all'attuale via Campo di Quarata. Nella parte nord delle mura, si apre la caratteristica Porta Furba.
Sant'Anna. Corrisponde all'antico Rione Borgo o Burgo, come si trova scritto in un documento del 1560 e si sviluppa attorno alla Chiesa parrocchiale di S. Anna, detta anticamente Santa Maria della Neve o Santa Maria Nova.
La fortezza Colonna
Il Turismo a Paliano
Palazzo Ducale
Una delle antiche porte di accesso
Chiesa Collegiata S. Andrea edificata nel XVI sec.