La storia geologica dei Monti Simbruini, come quella di gran parte della penisola italiana, è piuttosto complessa ed è legata a fenomeni che si sono originati circa 200 milioni di anni fa e non si sono ancora definitivamente esauriti.
I rilievi della catena simbruinica sono i resti deformati e sollevati delle rocce depostesi sul fondo dell'antica Tetide, testimonianza dell'antica "piattaforma carbonatica laziale", mentre i lunghi corridoi che la separano, la Valle Latina a sud e la Val Roveto che segna il margine della catena dei Simbruini verso est, rappresentano la traccia di quei solchi che, mentre la catena sorgeva, erano ancora sommersi dal mare e venivano colmati prevalentemente da sabbie, ora trasformate in arenarie
IDROGEOLOGIA
E sicuramente l'acqua la protagonista dei Monti Simbruini: il nome stesso, (che deriva dal latino sub imbribus: sotto le piogge) la dice lunga sulle condizioni climatiche dell'area. Ed infatti l'alta Valle dell'Amene è sempre stata una zona donatrice di acqua, e già gli antichi romani a varie riprese prelevarono l'acqua per mezzo di imponenti acquedotti: Marcia, Claudio, Anio Vetus e Anio Novus. Le abbondantissime piogge e le nevi, unitamente all'ambiente carsico, hanno creato le condizioni per un sistema di sorgenti pedemontane da cui tutt'oggi viene prelevata acqua potabile utilizzata per dissetare parte dell'area urbana di Roma, quella dei Colli Albani e di molti comuni ubicati nell'alta valle del Sacco. Il territorio del Parco si estende infatti pressoché totalmente su depositi cartonatici di età mesozoica, costituiti da rocce calcaree e dolomitiche che formano l'ossatura dei rilievi montuosi.
Monte Viperella
Monti Cantari 2050m
Monti Simbruini
Benvenuti nel Parco dei Monti Simbruini …
Il Parco Regionale dei Monti Simbruini si estende per circa 30.000 ettari, fra la valle dell'Aniene, quella del Sacco, il confine abruzzese ed i Monti Ernici. È una tipica area protetta dell'Appennino: cime che raggiungono i duemila metri, estese faggete, ampi pianori carsici, ricchezza d'acque sorgive, caratterizzata al suo interno da piccoli centri abitati ricchi di testimonianze storico-artistiche a volte millenarie. La fauna annovera tutte le specie tipiche dell'Appennino: dall'Orso morsicano, al Lupo appenninico, dall'Aquila reale al Falco pellegrino, fino a recentissimi e graditi ritorni come quello del Capriolo. Ricchissima la vegetazione: circa il 75% del territorio è coperto da boschi, mentre nei pianori estesissimi si assiste in primavera a bellissime fioriture di innumerevoli specie di fiori e di bellissime orchidee.