Le mura Ciclopiche

Le mura poligonali sono molto diffuse nelle nostre contrade e rappresentano delle costruzioni imponenti specialmente per la dimensione dei massi (fino a 3 tonnellate ), ma suscitano meraviglia se si esamina la tessitura degli elementi posti ad incastro tale da risultare una costruzione antisismica che ha retto brillantemente ai terremoti sia ondulatori che sussultori; tessitura non più realizzata nelle costruzioni successive, tanto che i Romani adottavano, per riparare tratti di mura poligonali, la tessitura spianata.
Le mura ciclopiche sono sparse principalmente nel Lazio meridionale; Atina, Norma, Segni, Alatri, Ferentino, Anagni, Veroli, Arpino.
La loro costruzione fatta con massi di notevole dimensione, del peso che può oscillare tra i 5 e i 30 q.li, più o meno lavorati, possono classificarsi in quattro maniere a secondo del grado di lavorazione.
La prima maniera è la sovrapposizione dei massi senza nessuna o poca lavorazione e gli interstizi chiusi con scaglie di pietre. Nella seconda maniera i massi sono leggermente lavorati e spianati sui lati in modo da non richiedere l'uso delle scaglie.
Nella terza maniera sono spianati non solo i lati di contatto fra le pietre, ma anche la faccia frontale.
Nella quarta maniera i massi sono quadrangolari e i lati sono spianati e sovrapposti in strisciate orizzontali.
I Romani in molti punti ripararono o sopraelevarono le mura, ma esclusivamente nella quarta maniera, cioè con massi spianati perché gli incastri, come nella prima e seconda maniera, sono difficilissimi da realizzare, tanto che nessun costruttore successivo ne ha mai tentato la costruzione. Non sappiamo il tempo che è passato fra le diverse maniere, forse molti secoli.
Le mura poligonali esistono da sempre (nei tempi storici) e generazioni di studiosi si sono succedute nel tentativo di fare luce sulla loro costruzione, ma, purtroppo, ancora oggi sono rimaste senza risposta almeno tre domande: chi le ha costruite, in che data storica e a che cosa servivano.

Esaminiamole insieme.
Chi le ha costruite: le mura poligonali si trovano nell'Italia centro- meridionale, in Grecia e in Anatolia. Più precisamente queste costruzioni ebbero origine dall'Anatolia e quando le genti di quel territorio migrarono in Grecia e nell'Italia Centrale, sotto la pressione di genti provenienti dall'Asia centrale, portarono con loro questo sistema costruttivo.
L'Anatolia è comunemente riconosciuta come la culla della civiltà e, pare, che fossero i mitici Pelasgi ad attuare questa migrazione in più ondate. Escludiamo l'ipotesi che gruppi di popolazioni italiche abbiano appreso l'uso di costruire le mura poligonali durante migrazioni nell'area della Grecia o dell'Anatolia, perché non risultano migrazioni in quella direzione.
Quindi possiamo dire con sufficiente certezza che i costruttori delle mura poligonali nel Lazio meridionale furono genti provenienti dall'Anatolia e forse proprio i Pelasgi.
Dionigi D'Alicarnasso parla dell'esistenza di questo popolo, che chiama "Pelasgo", originario dell' Asia e costretto ad emigrare formando tribù erranti circa diciotto generazioni prima della guerra di Troia, occupando via via la Grecia e l'Italia fino alla Spagna. Arrivati a tanta floridezza ed estensione i Pelasgi andarono soggetti ad inauditi flagelli: sterilità dei campi e delle madri, malattie e morti repentine, aggressione dai nemici vicini. Furono costretti così a fuggire raminghi, disperdendosi ed estinguendosi interamente nel corso di due secoli.
Molti ritengono questa storia una favola ed i Pelasgi tornano nell'immaginario.

Arpino - Acropoli di Civitavecchia


Le mura poligonali sono mura in opera poligonale, innalzate tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali, per essere giustapposte a incastro, senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti.
Sono dette anche mura ciclopiche o pelasgiche perché secondo Euripide, Strabone e Pausania sarebbero state costruite dai ciclopi ed erano state attribuite ai mitici popoli pelasgi, preellenici, che avrebbero costruito le mura simili delle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.
Ne esistono numerosi esempi conservati in Italia, dal Lazio (Alatri, Arpino, Atina, Ferentino, San Felice Circeo, Segni, Norma, Cori, Pescorocchiano, Amyclae, Vicovaro) all'Abruzzo (Alba Fucens), alla Toscana (Cosa), all'Umbria dove di notevole importanza per estensione, conservazione ed imponenza sono le mura di Amelia e di Perugia, alla Campania, alla Lucania, alla Puglia e al Molise.
Sono datate al VI-V secolo a.C. ed erano generalmente impiegate come sistemi di difesa della città alta, della quale rappresentavano al contempo la struttura di contenimento. Le porte che segnano questi sistemi difensivi presentano architravi costituiti da monoliti che giungono a pesare fino a 3 tonnellate.

L'opera poligonale (opus poligonalis, opus siliceum)
è una tecnica di costruzione antica diffusa nell'Italia centrale, tra il VI ed il I secolo a.C. ed applicata anche in altre epoche storiche.
Consiste nella sovrapposizione di massi in pietra non lavorati o poco lavorati, anche di notevoli dimensioni, senza ausilio di malta o altri leganti. Lo stesso peso dei massi utilizzati assicura, infatti, la stabilità delle strutture che, in genere, presentano uno spessore maggiore alla base e si rastremano (assottigliano) verso l'alto.
La tecnica venne utilizzata, in particolare, per le mura cittadine, o altre fortificazioni, e per terrazzamenti e podi di templi, opere in genere costruite sui pendii. Spesso i massi, raccolti nella parte alta del pendio, venivano semplicemente fatti scivolare verso il basso, raggiungendo la sommità del muro in costruzione, in genere appoggiato ad un terrapieno.

Alatri

Alatri, affascinante cittadina caratterizzata da una cinta di mura in opera poligonale, che custodisce al suo interno la meravigliosa Acropoli (Civita). Possenti mura Ciclopiche alte fino a 21 metri con uno spessore massimo di 10 metri e per un perimetro di 2,1 km, posati in opera ad incastro e senza calce, racchiudono il Duomo Episcopio, Cattedrale di San Paolo, raggiungibile da due porte di accesso.

Ferentino

A Ferentino la grandiosità delle mura poligonali, che raccolgono l'abitato, parlano di una grande bellezza urbanistica che arriva al culmine nell'ultimo terrazzamento del colle dove si leva la mole dell'Acropoli.

Arpino

La leggenda vuole che Arpino sia stata fondata dal Dio Saturno. In realtà la sua fondazione, che risale ad epoca remota, è storicamente imprecisata. L'antichità della Città è attestata dalle mura pelasgiche, dette anche ciclopiche per la grandezza dei massi con cui sono state costruite, il loro perimetro misura tre km, in esse si apre un'originale porta ad ogiva comunemente detta "arco a sesto acuto".