I Popoli dei Volsci e dei Sanniti

I Volsci;
Verso la fine del VI secolo a. C. questo popolo appartenente al ceppo osco-umbro, proveniente dall'Abruzzo, scese dalla valle di Roveto e incanalandosi a Sora dovettero occupare dapprima di getto la pianura sottostante, allargandosi poi nelle paludi Pontine fino ad arrivare ad Anzio.
Ecco quindi che Fregellae, Arpino, Sora, Cassino e Atina divennero centri Volsci.
Le mire espansionistiche volsche urtarono quasi subito con le analoghe intenzioni da parte dei Romano-Latini i quali si erano coalizzati in una lega: così tutta la prima metà del V secolo fu caratterizzata da scontri con alterne vicende finché, nel 354 a. C., a seguito dell'alleanza tra i Romani ed i Sanniti il territorio volsco interno venne smembrato, tanto che nella Valle del Liri ai Romani spettò la zona d'influenza fino alla sponda destra del fiume Liri, ai Sanniti da questo verso sud, cioè verso i territori che stiamo analizzando.

I Sanniti;
Il patto di alleanza portò i Romani ad occupare le città volsche situate sulla destra del fiume Liri: Sora, Satricum, Fabrateria e Luca.
Di contro si guardarono bene di disturbare le scorrerie dei Sanniti sulla sinistra del Liri, che occuparono Arpino, Atina, Cassino e distrussero Fregellae.
Ma proprio l'esasperazione del netto contrapporsi del controllo della media valle del Liri (che consentiva non solo il transito in Campania ma anche l'acquartieramento di una nutrita retrovia sempre pronta ad un rapido intervento nel sud) va identificata come una delle cause dello scoppio della prima guerra sannitica (343-341 a. C,).
La vittoria dei Romani portò ad un periodo di relativa quiete, fino a quando la sempre più crescente esigenza dei due popoli di espandersi verso la Campania portò allo scoppio della seconda guerra sannitica, che si protrasse sino al 304 a. C. concludendosi con un trattato di pace.
Secondo alcuni la valle del Liri e di Comino, a causa della maggiore facilità con cui avrebbero permesso ai Romani di penetrare nel Sannio, furono le sedi principali delle azioni di guerra anche della terza guerra sannitica, tra il 298 a il 290 a. C..
Questa fu caratterizzata dalla distruzione delle ormai leggendarie roccaforti sannite di Aquilonia e Cominium.
Il Salmon ad esempio nel descrivere l'attacco alla città di Cominium «il console Spurio Carvilio Massimo, muovendo da Interamna Lirenas verso nord lungo il fiume Rapido, oltrepassò Casinum, invase e saccheggiò la città sannita di Amitemum (era probabilmente la località attualmente chiamata S. Elia Fiumerapido, di cui ancora rimangono resti poligonali), devastò la zona di Atina e si fermò a Cominium».
L'alba del HI sec. a. C. vede Roma padrona assoluta del Lazio meridionale, Il II e il I secolo a. C. sono caratterizzati dal tentativo delle città del Lazio alleate di Roma di ottenere la cittadinanza romana, per godere a pieno dei diritti delle nuove legge agrarie: il rifiuto romano accrebbe il malumore, tanto che nella sommossa generale anche e soprattutto le nostre zone vennero interessate ad operazioni belliche. La valle fu coinvolta negli scontri tra Romani da una parte e Sanniti e Marsi dall'altra.
All'inizio del 90 a. C. l'esercito dei Marsi, condotto da P. Vettius Scato, scese dalle valli di Roveto e del Liri e si attestò nella zona di Atina: qui affrontò il console L. Giulio Cesare e lo costrinse a ritirarsi precipitosamente.
Sul  finire dello stesso anno i Romani presero una grande rivincita sconfiggendo un esercito di Marsi e Sanniti presso Sora.

Viabilità.
Le valli comprese tra il medio Liri (Valle di Comino) fino al bacino del Garigliano, fin dai tempi più remoti rivestirono una importanza notevole in quanto non solo rappresentavano i principali canali di comunicazione tra i territori sannitici meridionali e quelli campano-molisani, ma anche potevano garantire, mediante la vicina valle del Sangro, contatti con i rilievi medioappenninici abruzzesi nonché con la costa adriatica.
Per tale ragione si svilupparono in età preromana diversi insediamenti posti al controllo di strade e percorsi di nevralgica importanza sia strategico-militare che commerciale, arroccati sulle cime dei monti e delle colline e difesi da poderose muraglie.
Di conseguenza i sentieri aperti dalle greggi rappresentarono vie di comunicazione relativamente facili attraverso il nostro territorio.
Questi tracciati seguivano percorsi pedemontani o di mezza costa a ridosso delle alture dove sorgevano le rocche volsche e sannite. In altre parole, già in epoca preromana esisteva un sistema di comunicazioni piuttosto complesso, anche se in qualche misura primitivo, che gli ingegneri romani sfruttarono solo in parte quando in seguito svilupparono il loro grande sistema stradale.
Infatti sappiamo che con la romanizzazione il sistema viario principale cambia profondamente: la via Latina segue un percorso molto più occidentale, al centro delle valli, e attraverso zone in precedenza non abitate, con il chiaro scopo di tagliare fuori i preesistenti centri volsci, favorendo la strategia espansionistica di Roma.
Lungo il suo percorso vengono fondate numerose colonie latine con funzione di difesa e controllo del territorio conquistato.
Il Lazio meridionale è attraversato da due principali vie che mettevano in comunicazione il Lazio settentrionale con la Campania e quindi con il meridione: una è la via costiera, alla quale si affiancavano i collegamenti marittimi, con numerosi porti, l'altra è la via interna che dalla Sabina, proseguiva verso Gabi e Praeneste, e attraverso la valle del Sacco proseguiva verso Anagni, Ferentino, Alatri, e di lì nella Valle del Liri fino a Sora.
Da questa città la via si congiungeva con il tratture che attraverso la Valle Roveto, giungeva nel territorio marsicano punteggiato da fitti insediamenti.
Una delle diramazioni della via interna è l'attuale via Sferracavalli, che in età arcaica costituiva la via diretta di fondo valle Sora-Atina-Cosmum.
Da Atina questo tracciato si biforcava passando per la gola di San Biagio Saracinisco, e attraverso le Mainarde arrivava sia ad Isernia, costituendo il collegamento con il Molise, sia a Venafro, attraverso la valle del Volturno fino a Capua.
Di altre strade sopravvivono ancora tracce chiaramente distinguibili.
La Val Comino, ad esempio, era un vero e proprio nodo stradale: vie di comunicazione trasversali lungo le valli naturali (Valle Romana, Valle di Rio, valle Mancina, Valle di canneto) costituivano il collegamento con il Sannio, raccordate alla via pedemontana che dall'attuale Borgo di Vicalvi portava, per Alvito e San Donato Val di Comino, al Passo di Forca d'Acero e di lì fino ad Opi e ad Alfadena seguendo il bacino del Sangro (anticipando il percorso della via Marsicana).
L'asse viario Atina-Cassino, controllato dalla fortificazione di Costalunga di S. Elia Fiumerapido, giunto nella conca cassinese si sovrapponeva ad una fitta trama di vie, prevalentemente con un andamento nordsud, in conseguenza della funzione di transito della regione, integrata però da direttrici trasversali legate alla transumanza che convogliava periodicamente ad est (soprattutto la Marsica e la valle del Fucino) le mandrie nella fascia costiera.
Tra queste la più importante era la via che correva alle pendici inferiori dei colli (detta Pedemontana) ancor oggi percorribile e che da Cassino andava sia verso i centri di Arce, Alatri e Veroli, sia verso Portella di S. Elia Fiumerapido, Cervaro, S. Vittore del Lazio e S. Pietro Infine: da qui si biforcava sia in direzione di Capua, sia verso Venafro realizzando il collegamento con il fratturo Venafro-Isernia-Boiano-Sepino.