È circondata da una natura rigogliosa e spettacolare: a disposizione degli appassionati di escursioni ci sono il secolare bosco di castagni in località Chiuzzo e le numerose grotte carsiche che incidono il territorio comunale; in località La Prata si trova inoltre una sorgente di acqua oligominerale dalle proprietà terapeutiche.
La principale attrattiva locale è costituita comunque dal santuario della Madonna della Speranza, meta di pellegrinaggi dal 1775, anno in cui un'immagine sacra cominciò a produrre eventi prodigiosi; il santuario, raso al suolo dai bombardamenti del 1944, è stato in seguito completamente ricostruito.
In onore della Madonna della Speranza il 21 ottobre si svolge un'imponente fiera; il periodo estivo, inoltre, è animato dagli interessanti eventi compresi nel calendario dell'"Estate giulianese" (agosto).
Il Patrono San Biagio viene festeggiato il 3 febbraio; nella stessa giornata si svolge anche una fiera.
Notizie Storiche .
Il nome deriva dal medioevale Castrum luliani a cui, dopo l’unità d’Italia, è stato aggiunto il richiamo alla provincia romana da cui dipendeva il comune.
Dalla Cronaca di Fossanova si hanno altre notizie riguardanti il XII secolo: nel 1151 il Papa Eugenio III sostò per qualche mese a Giuliano, organizzando da qui spedizioni militari con le quali recuperò Terracina, Sezze e Norma.
Nel 1165 il paese fu saccheggiato due volte: prima dalle truppe di Federico Barbarossa che si opponeva al Papa Alessandro III e poi dalle truppe papali che grazie all’aiuto di Guglielmo Re di Sicilia, ripresero il controllo del paese.
Nel 1186 sostò per nove giorni a Giuliano il figlio di Federico Barbarossa (futuro Enrico VI).
Egli aveva organizzato una spedizione militare contro il papa Urbano III, reo di essersi opposto alle sue nozze con Costanza, erede al trono di Sicilia.
Nel 1187 Giuliano passò alle dirette dipendenze del papa e vi rimase fino all’elezione di Innocenzo III (1198), il quale era legato da rapporti di parentela con la famiglia dei conti di Ceccano, ed in cambio del loro appoggio gli restituì le terre.
A Testimonianza dei loro buoni rapporti c’è la sosta che Innocenzo III fece a Giuliano nel 1208, mentre si recava nell’abbazia di Fossanova.
Il conte Giovanni da Ceccano organizzò per lui banchetti e tornei, dei quali la cronaca di Fossanova fornisce una precisa descrizione.
Oggi l'Associazione Pro - Loco organizza nel mese di agosto la rievocazione storica dell'evento.
Dalle visite di Papi e imperatori nel castello di Giuliano si può dedurre che nel XII secolo esso doveva offrire tutti i “comfort” richiesti in simili occasioni, cioè rifornimenti per le truppe, facilità di movimento per i corrieri, possibilità di rapide comunicazioni con Roma e con gli altri centri più importanti.
I Conti di Ceccano, conosciuti anche come Annibaldi, restarono i signori di Giuliano per tutto il XIII e per buona parte del XIV secolo, finché non entrarono in contrasto con i Caetani.
Questi ultimi avevano accresciuto il loro potere nel XIV secolo grazie al pontificato di Bonifacio VIII, ed in seguito al trasferimento della curia papale ad Avignone, lottarono con i Conti di Ceccano ed i Colonna per il controllo della Campagna e della Marittima.
Giuliano era un possedimento ambito perché il suo castello, situato in posizione strategica, permetteva il controllo della Via Marittima nel passaggio tra la valle del Sacco e quella dell’Amaseno, che in quegli anni, a causa dell’impraticabilità della via Appia, era un passaggio obbligatorio per chi da Roma voleva dirigersi a Terracina, Gaeta o nel Napoletano.
Nella seconda metà del XIV secolo scoppiarono lotte intestine tra i Conti di Ceccano, di cui approfittarono i Caetani.
Giuliano subì i saccheggi di Francesco o "Cecco” da Ceccano, che si opponeva a suo zio Tommaso, ed era appoggiato da Niccolò Caetani di Fondi.
Nel 1403 Giuliano fu soggetto direttamente alla Santa Sede, che vi nominò castellano Luzio Saristari. Poi passò di nuovo agli Annibaldi e attraverso un matrimonio, ancora ai Caetani.
Nel 1420 Sveva Caetani sposò Lorenzo Colonna e gli portò in dote alcune terre tra cui Giuliano. Suo fratello, Francesco Caetani, attraverso un falso testamento tolse Giuliano a Sveva, la quale si rivolse alla Camera Apostolica e riuscì a riottenerlo.
Nel 1501 Alessandro VI diede Giuliano al fanciullo Rodrigo D’Aragona, figlio di Lucrezia Borgia (quindi suo nipote), ma alla morte del Papa (1503) ritornò ai Colonna.
Il loro governo durò ininterrottamente fino al 1816, con l’esclusione degli anni 1541-49 e 1556-62, quando fu loro confiscato rispettivamente da Paolo III e Paolo IV.
Fu in questi tre secoli che l’abitato di Giuliano assunse l’aspetto che ha tuttora.
I Colonna ampliarono e modificarono il castello dei conti di Ceccano e sul finire del 1700, con il venire meno delle esigenze difensive, cedettero il castello alla comunità locale che lo demolì per costruire la chiesa parrocchiale denominata Santa Maria Maggiore.
Restò in piedi solo il maschio che funge tuttora da campanile. Anche le mura che circondavano l’abitato persero l’importanza che avevano un tempo e vi furono costruite sopra le abitazioni.
Sul finire del 1700 Giuliano subì, come tutto lo Stato Pontificio, l’occupazione francese e il 28 febbraio 1798 vi fu proclamata la repubblica romana.
Fra le memorie popolari vi è quella di una colonia ebraica inviata al paese da un imprecisato Papa; di essa sono rimasti alcuni cognomi fra gli abitanti e due toponimi del centro storico: la Giudea e il Vicolo del Ghetto.
La vita di Giuliano in Campagna, così era denominato nell’età moderna, scorreva senza grandi accadimenti: all’inizio dell’Ottocento si registra la presenza del brigantaggio che, appoggiato da diversi giulianesi, imperversava nella zona.
Giuliano diede i natali ai capobanda Masocco Luigi e Rita Giovanni, che facevano parte della banda di Antonio Gasbaroni, ed a molti altri briganti Nel 1816 furono aboliti i diritti feudali nello Stato Pontificio e Giuliano passò alle dirette dipendenze di Roma.
I beni di casa Colonna furono acquistati dai membri delle famiglie più abbienti, che ricoprivano gli incarichi più importanti nella comunità e dal Comune.
Con la presa di Roma del 1870, Giuliano entrò a far parte del Regno d’Italia e prese la denominazione di Giuliano di Roma, perché rientrante nella provincia di Roma.
Nel 1927 Frosinone diventò provincia e Giuliano ne entrò a far parte pur conservando la specificazione "di Roma".
Alla sommità del centro storico si eleva la settecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore, che, consacrata nel 1783, è stata eretta sul posto dell'antico castello.
Nella grande abside si trova un coro ligneo decorato, opera settecentesca del maestro Fioravante Frattazzi di Guarcino. Importanti anche le opere pittoriche: la Pala d'altare con l'Assunzione in Cielo della Vergine; il Cuore di Maria, del Solimena; la Madonna del Rosario della Scuola di Sebastiano Conca; San Carlo Borromeo e San Luigi della Scuola del Saraceni ed un organo del secolo XVIII.
A lato della chiesa si erge il massiccio campanile, costruito sul maschio dell'antico complesso medioevale. Tra le costruzioni notevoli si distingue il Palazzo Narducci, edificio del primo Ottocento che presenta un elegante portale neo classico.
Giuliano di Roma FR
Giuliano di Roma è situato ai confini occidentali della provincia di Frosinone, a cavallo del passo della Palombara che segna lo spartiacque fra la valle del Sacco e quella dell’Amaseno.