Visitiamo la Chiesa di San Nicola sita nel centro storico di Ceccano,
Di origine Medievale fu abbattuta nel corso del XIII secolo e ricostruita, mecenati i de Ceccano, nel corso del Trecento, come attestano le iscrizioni incise sui pilastri fatti erigere da Tommaso il Giovane, Berardo e Tommaso il Vecchio.
La pianta è irregolare e permangono tracce di affreschi per tutta la chiesa, anche se l’apparato pittorico è quasi del tutto sparito: l’unico affresco visibile è quello posto sopra l’arco trionfale.
La chiesa è a tre navate rettangolari anche se irregolari, suddivisa da pilastri che sorreggono archi acuti.
Rimangono le sei monofore della primitiva chiesa, collocate tre per parete. Sulla facciata campeggia un bel rosone e tutto l’edificio presenta diversi elementi decorativi medioevali e recenti.
L’ingresso principale è posto sul fianco sinistro. Il portale presenta delle colonnine che sorreggono un arco decorato, la lunetta è affrescata, e la pittura rappresenta la Madonna della Foresta.
La chiesa diventò parrocchiale nel 1780 quando Ceccano aumentò considerevolmente la popolazione.
Entro la chiesa si conservano alcune pale d’altare del Seicento e Settecento, fu distrutta dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale e ricostruita secondo lo stile ispirato all’architettura cistercense di Fossanova.
San Nicola nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 260 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani e benestanti. Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse prematuramente i genitori a causa della peste. Divenne così erede di un ricco patrimonio che impiegò per aiutare i bisognosi. Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio.
Un'altra leggenda non fa riferimento alle figlie del ricco decaduto, ma narra che Nicola, già vescovo resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Anche per questo episodio san Nicola è venerato come protettore dei bambini.
In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante le persecuzioni anti-cristiane emanate da Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l'attività apostolica. Non è certo se sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325, durante il quale avrebbe condannato duramente l'eresia dell'arianesimo, difendendo la fede cattolica, ma la leggenda ci tramanda che in un momento d'impeto prese a schiaffi Ario. Gli scritti di sant'Andrea di Creta e di san Giovanni Damasceno ci confermano la sua fede ben radicata nei principi dell'ortodossia cattolica.
Nicola si occupò anche del bene dei suoi concittadini di Myra: ottenne dei rifornimenti durante una grave carestia e ottenne la riduzione delle imposte dall'Imperatore.
Nicola calmò una furiosa tempesta, scongiurò una carestia, liberò tre ufficiali ingiustamente condannati a morte dall'imperatore Costantino.
Morì a Myra il 6 dicembre, presumibilmente dell'anno 343, forse nel monastero di Sion. Come si tramanda da secoli è descritto compiere miracoli in vita e in morte; tale tradizione si consolidò ulteriormente nel tempo, anche per il gran numero di eventi prodigiosi a lui imputati e che si diffusero ampiamente in Oriente, a Roma e nell'Italia meridionale. Le sue spoglie furono conservate con grande devozione di popolo, nella cattedrale di Myra fino al 1087. Grande è la venerazione a lui tributata dai cristiani ortodossi.