L’itinerario di visita al Castello comincia dall’attuale piazza Camillo Mancini, dove è posto l’ingresso alla Rocca. A questa piazza, che in epoca medievale era uno spazio adibito a scambi commerciali, si giunge attraverso la porta del torrione. Gli edifici qui presenti vennero realizzati dalla famiglia Colonna come ampliamento del Castello e sono databili al XVI secolo.
Percorrendo uno stretto vicolo in curva si raggiunge l’ingresso del castello caratterizzato da un arco gotico del XII secolo in pietra calcarea sul quale è incisa una croce; alzando lo sguardo sono visibili delle mensole che anticamente sorreggevano una camera chiusa senza pavimento, utilizzata per la difesa a piombo. Oltrepassato l’arco, si giunge nel vano d’ingresso detto “rivellino”, di forma trapezoidale e con finalità difensive, posto davanti alla porta più antica d’accesso, anch’essa ad arco gotico. Su di essa sono evidenti ancora i fori dei cardini in pietra, testimonianza di un sistema di grate mobili. Salendo alcuni gradini si giunge nell’atrio, dove è visibile una lapide che ricorda il pellegrinaggio a Santiago Di Compostela da parte di Donna Egidia, madre del Conte Giovanni De Ceccano.
Procedendo sulla destra si giunge al cortile residenziale sul quale si affacciano gli alloggi signorili, mentre a sinistra si trova la piazza d’armi.
Dal cortile residenziale si può distinguere il corpo originario composto dalla Torre Picta e dal Palatium, sul quale sono ben visibili l’antica merlatura di tipo ghibellino e un occhio ottagonale gotico-borgognone, che risulta essere identico a quello posto sulla facciata della Cattedrale di Fossanova e nel Palazzo Comunale di Priverno. Nella parte sud-est c’è quel che resta di un ambiente voltato a crociera: si tratta di un arco gotico del XIV secolo in tufo d’Arnara, riconducibile probabilmente, ad una cappella privata.
Spostandosi in Piazza d’Armi si accede al Mastio, nucleo più antico e probabilmente quello che ha dato origine all’intero complesso. A questa torre ne fanno anche riferimento il Conte Giovanni e Landolfo II nei loro testamenti, contenuti negli “Annales Ceccanenses”( “camera de volta” e “seu camera turris vetule”).
Essa possiede camere voltate sovrapposte nelle quali sono visibili le antiche feritoie e la porta d’ingresso posta quasi due metri più in alto del cortile, tipica delle torri medievali: vi si accedeva con una scala in legno che poteva essere tirata via velocemente in caso di attacco. In un angolo sono ancora visibili i canali per lo scolo dell’acqua piovana che veniva raccolta nella cisterna sotterranea. Uscendo da questa torre si giunge nel salone del Palatium, dove si trovano due porte gotiche che anticamente davano sull’esterno; gli archi di queste risultano essere stati costruiti nello stesso periodo e a sesto acuto come quello dell’ingresso principale; Il piccolo spessore delle pareti fa ritenere, inoltre, che i solai originali siano stati in legno.
Si giunge nella Torre Picta, così chiamata perché un tempo interamente affrescata, che sorge su di un bastione più grande a forma di pentagono, edificato direttamente sulla rupe calcarea.
Al centro di questo bastione è visibile una finestrella, probabilmente una feritoia. Degli antichi affreschi oggi restano solo i mesi di Gennaio e Febbraio, parti di un frammentario calendario figurato risalente al XIII secolo, ricoperti nel corso dei secoli da vari strati di intonaco e tornati alla luce soltanto con i recenti lavori di restauro.
Tornando alla sala con il pilastro centrale, si trovano due dipinti murali novecenteschi a carattere sacro (una Madonna in Trono con Bambino e un particolare Cristo crocefisso con gli occhi aperti) che, insieme al graffito del tardo 1800 rinvenuto vicino all’attuale porta d’accesso al Mastio, testimoniano la conversione del castello a carcere mandamentale. Tali trasformazioni iniziarono nel 1523, quando il feudo dei De Ceccano passò alla famiglia Colonna, e proseguirono fino al 1734.
Tornando in Piazza d’Armi, sulla destra si trova un edificio su due piani costruito all’epoca dell’istituzione del carcere ed ospitante il Tribunale. Questo, trasferito da Pofi a Ceccano, presentava al piano terra la Cancelleria e al piano superiore la Sala delle Udienze, dove è ancora presente il pavimento originale. Adiacente ad esso si trova ciò che resta della chiesetta di Sant’Angelo, al cui interno vi sono tracce di stucchi e di affreschi. L’intero complesso è addossato ad un muro di notevole spessore, che anticamente doveva costituire il muro di cinta; una serie di camminamenti esterni collegava le ali del carcere.
Osservando l’ultimo piano del castello, si può notare l’ultima delle fasi costruttive: dopo l’acquisizione da parte del Marchese Filippo Berardi a fine ‘800, il castello venne sottoposto al restauro per opera dell’architetto Antonio Cipolla, che conferì all’edificio forme neogotiche nelle facciate, merlature al terrazzo di copertura del corpo principale e delle torri, finestre a bifora nell’ultimo piano, trasformato da sottotetto a residenza. Appartengono a quest’ultima fase costruttiva anche gli edifici alla destra del cortile residenziale.
Il Castello mantenne la sua funzione di carcere fino al 1973 e per circa trent’anni rimase abbandonato fino al 1998, anno in cui venne acquistato dal comune tramite un’asta pubblica.
I lavori del successivo restauro, eseguiti non senza polemiche riguardo alla mancata ricostruzione delle merlature ottocentesche, hanno previsto la demolizione di tutte le costruzioni recenti ed incongrue all’impianto originario dell’edificio e ai suoi ampliamenti, con il fine di recuperare il più possibile le facciate originarie e consentire la lettura delle tre differenti fasi costruttive: Castello Medievale, Castello Dei Colonna e Palazzo di fine ‘800.