Possiede un interessante patrimonio storico-architettonico e sorge a breve distanza da alcune delle più famose mete turistiche della Ciociaria (in primo luogo l'abbazia di Casamari).
Tra le manifestazioni tradizionali figura l'Infiorata del Corpus Domini, con una solenne processione che procede lentamente su disegni tratti dall'iconografia sacra e ricoperti da petali di fiori freschi.
Il Patrono S. Pietro Ispano si festeggia l'11 marzo.
Il nome
Deriva dall’antica cittadina volsca, o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove). L’aggettivo Ernica è stato aggiunto con il cambio di nome del 1907 per distinguere il Comune da un omonimo e per rilevare l’appartenenza al territorio abitato dagli Ernici, antica popolazione laziale. Dal medioevo e fino al 1907 il nome del paese era Bauco, da Baculus, che designava probabilmente il nome del proprietario del fondo, oppure da Buca per la presenza di buche (o grotte) nel terreno.
La Storia
X sec. a.C., il ritrovamento in una collina adiacente all’attuale centro storico di mura poligonali megalitiche evidenzia un primo insediamento, confermato nei sec. VIII-VII a.C. dalla scoperta di due rustiche tombe accompagnate da vasi e anfore: si tratterebbe, secondo alcuni storici, della cittadina ernica di Boville (gli Ernici erano un’antica popolazione del Lazio, di probabile origine osco-sannitica) citata da Cicerone, dove si venerava il dio Bove, come testimoniato dal rinvenimento di numerose statuette fittili; altri, prendendo spunto da Tito Livio che parla di eserciti provenienti da “Luca dei Volsci” (303 a.C.), ritengono che gli originari abitanti del luogo fossero i Volsci, poi sostituiti dai Sanniti (ancora oggi esiste il toponimo “La Lucca”); in età romana, parte della popolazione si sarebbe spostata un po’ più a valle, in località oggi chiamata Sasso.
IX-X sec. d.C., l’insediamento di Sasso (Saxum), distrutto dai Saraceni e dagli Ungari (939), prenderebbe nome dall’abbandono del luogo, ridotto a un mucchio di sassi, mentre la popolazione sopravvissuta si sarebbe stabilita nel colle più alto di Babucus, da cui il nome del villaggio, Bauco; qui visse, in una grotta, il santo pellegrino Pietro, proveniente dalla Spagna.
Nell'XI-XII sec., il sito è fortificato con un’imponente cinta muraria, che non basta, però, a proteggere l’abitato, saccheggiato nel 1170 dal Barbarossa, nel 1186 da Enrico VI e nel 1194 dalle truppe germaniche; un assalto nemico viene invece respinto dagli abitanti nel 1204: ciò determina la riconoscenza di Papa Innocenzo III, che premia il fedele popolo di Babucus con il dono dell’autonomia amministrativa, tanto che per quasi quattro secoli il Comune è retto da una sorta di repubblica oligarchica – quella dei domini consortes -, con le principali famiglie che a turno, ogni nove mesi, delegano un loro rappresentante ad amministrare la giustizia civile e penale e a governare la comunità.
1583, Papa Gregorio XIII revoca definitivamente l’autonomia e pone Boville sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio, con governatori nominati da Roma.
1861, i soldati piemontesi sono respinti dagli sbandati borbonici che hanno trovato rifugio nei domini del Papa dopo il crollo del Regno delle Due Sicilie.
1907, il Comune di Bauco assume il nuovo nome di Boville Ernica. L’angelo di Giotto
Arriviamo ora all’abbazia di San Pietro Ispano, inglobata nell’architettura del palazzo Filonardi, sorta probabilmente nel X o XI secolo sul luogo in cui dimorò l’eremita giunto dalla Spagna dopo aver combattuto i Mori. Si visitano la cripta costruita sulla grotta del santo e la cappella Simoncelli, dove sono custodite le preziose opere d’arte provenienti dall’antica basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano, tra cui l’Angelo di Giotto - l’unica opera a mosaico dell’artista fiorentino giunta sino a noi.