La cattedrale di Santa Maria è l'edificio di culto principale di Anagni, in provincia di Frosinone. È dedicata a Santa Maria Annunziata
Cattedrale
Tra i più insigni e conosciuti monumenti dell’arte medievale italiana, la Cattedrale di Anagni può, da sola, riassumere un intero vissuto della storia che supera il fatto locale. Il più importante monumento di Anagni si colloca, infatti, allo snodo cruciale della secolare lotta tra il papato e il potere imperiale e dei nascenti stati nazionali. Mai come in questo caso, dunque, un unico complesso architettonico diventa non solo teatro di eventi storicamente arcinoti, e non solo, ma simbolo inconfondibile di esiti dal portato universale. Ricordiamo tra gli altri episodi le scomuniche di Federico Barbarossa (1160), Federico II e Manfredi (1254), l’incontro tra i legati delle città della lega lombarda e il pontefice nel 1159, la firma del “Pactum anagninum” propedeutico al trattato di Venezia – da parte dei messi imperiali qui giunti (1176) a chinare il capo dopo la sconfitta subita a Legnano da parte della lega lombarda, la canonizzazione di Santa Chiara d’Assisi, la composizione della disputa religiosa tra regolari e secolari, la fondazione dell’Università La Sapienza di Roma. La Cattedrale ha fatto da scenario ad uno degli episodi più tragici della storia anagnina: l’assalto al quartiere Caetani e la cattura del papa Bonifacio VIII da parte delle truppe di Sciarra Colonna e Gugliemo di Nogaret, noto come Lo schiaffo di Anagni, avvenuto nel settembre del 1303.Dopo Bonifacio VIII, in effetti, niente fu più come prima. La vicenda della Chiesa entrò in uno dei suoi momenti più drammatici con la lunga cattività avignonese che ne ridimensionerà l’autorità, la consistenza territoriale fino a ridurne notevolmente le ambizioni di egemonia temporale. La possente costruzione, voluta dal vescovo Pietro da Salerno e dedicata a S. Maria Annunziata, iniziata nell’anno 1072 venne portata a termine nel 1104. Basata su pure forme romaniche le si affiancano elementi gotici dal XIII sec. Si erge sull’acropoli della città’ dove chi vi arriva dal corso principale impatta con subitaneo, intimo godimento, dapprima nel sinuoso ed aereo abside svettante sulla sobria, caratteristica cordonata, quindi sul poderoso lato meridionale dominato dalla statua di Bonifacio assiso sul trono. All’interno, suddiviso in tre navate, si accede dall’ingresso principale sito sul piano soprastante alla bella piazza Innocenzo III, dove sorge la poderosa torre campanaria distaccata dalla basilica. Impressionano il prezioso pavimento a mosaico opera del maestro Cosma, (1) la cappella Caetani, gotica nell’aspetto e connotata dal peculiare battistero pensile, nonché il candelabro tortile per il cero pasquale e la cattedra episcopale, entrambe del 1267, a firma del Vassalletto. La Cattedrale di Anagni, oltre ad un solido spessore artistico e ad una genuina attrattiva estetica, connota un’assoluta e notevolissima rilevanza storico-culturale. Fu la San Pietro del medio evo. Così come la prima basilica romana si impose e s’impone come centro della cristianità, parimenti nel duomo anagnino pulsò all’epoca il vigoroso fervore che innervò tutta la vita religiosa e politica del tempo, essendo stata la prescelta sede ufficiale dei pontefici. Con i papi Anagni ha sempre avuto dimestichezza, vantando, oltre a Bonifacio VIII, la nascita sul suo suolo di una triade di tutto rispetto. Uno fu l’importantissimo Innocenzo III, forse tra i maggiori dieci pontefici
della storia della chiesa, alle prese con le complesse e travagliate vicende incentrate sui difficili rapporti con l’imperatore. Gli altri due furono Alessandro IV e Gregorio IX. Ma la Cattedrale di Anagni, soprattutto, supera la sua stessa fama se si pensa che, tra le altre numerose gemme che contiene, ve ne è una che è un celebre “unicum” della storia dell’arte, della cultura, della religione e della storia. E’ la sua cripta, definita la Cappella Sistina del medioevo. Un ambiente sotterraneo che gelosamente custodisce un portentoso e originale ciclo di affreschi realizzati sulle sue volte e pareti tra il 1104, ultimo anno della costruzione e data di consacrazione del duomo, e il 1250. In questo periodo tra le pareti della cripta si cimentarono tre differenti e provetti affrescatori, detti “primo” (tipicamente bizantineggiante per minuzia e attribuzioni appannaggio della scuola orientale), “secondo” (più variabile e vivace dal punto di vista cromatico), “terzo maestro” (assai plastico, abile e innovativo nella “moderna” caratterizzazione dei personaggi). Tre maestri diversi per impostazione, tratto, impianto coloristico, argomento trattato, e pertanto ben evidenziabili e individuabili nella loro personalissima peculiarità. I temi trattati variano su scene enucleate dal vecchio e nuovo testamento (l’apocalisse, la storia dell’arca dell’alleanza) e su vicende relative ai santi locali (la traslazione del corpo del patrono tranese S. Magno, i suoi miracoli, il martirio di Santa Secondina). Ma ciò che più colpisce, attrae, seduce ed avvince è un argomento di cristallina originalità, le origini del mondo che rimandano ai quattro elementi platonici acqua – aria – terra -fuoco (ripresi dal timeo) e, del pari, in modo più capillare, alle stagioni dell’anno cui, per conseguente e naturale parallelismo, fanno da contraltare le varie stagioni dell’esistenza umana. Non casualmente trattasi, secondo gli studiosi più accreditati, di una delle più interessanti e rare cosmogonie presenti non meno nella pittura italiana che in quella mondiale.